Interessante pronuncia della #Cassazione in materia di costi di sponsorizzazione sostenuti all’interno del circuito internazionale di #kart.

I giudici di legittimità, infatti, con ordinanza n. 11324 del 7 aprile 2022 si sono pronunciati sull’inerenza di alcuni costi sostenuti per la #pubblicizzazione di un #marchio esposto – come di sovente accade nei circuiti nazionale ed internazionale della “velocità” – sulla carrozzeria di un #kart.

Notevole la ricostruzione offerta.

I giudici, infatti, dopo aver precisato che i contratti di sponsorizzazione ricomprendono tutte quelle ipotesi in cui un soggetto, si obbliga, verso corrispettivo, a consentire ad altri l’uso della propria immagine pubblica e del proprio nome, per promuovere un marchio o un prodotto specificamente marchiato, ovvero a tenere determinati comportamenti di testimonianza in favore del marchio o del prodotto oggetto della veicolazione commerciale hanno  ancora una volta “ripudiato” l’orientamento della cd. inerenza quantitativa secondo cui un costo risulterebbe deducibile qualora apporti un concreto vantaggio all’operatore economico, misurabile quantitativamente in termini di allargamento della clientela ovvero di incremento dei volumi di fatturato.

È stato infatti ribadito il superamento di tale precedente e restrittivo orientamento per “abbracciare” quello secondo cui l’inerenza deve essere apprezzata attraverso un #giudizioqualitativo, scevro dai riferimenti ai concetti di utilità o vantaggio e distinto, anche, dalla nozione di congruità del costo.

Se ne dovrebbe, quindi, dedurre che i #costidisponsorizzazione sono deducibili dal reddito d’impresa ove risultino inerenti all’attività stessa, anche in via indiretta, potenziale o in proiezione futura, dovendosi escludere ogni valutazione in termini di utilità o vantaggio, potenziale incremento per l’attività imprenditoriale medesima. Invero, sarebbe quindi sufficiente che il costo si correli ontologicamente all’attività esercitata sul piano fattuale dal contribuente, essendo coerente a essa, per essere reputato inerente e quindi deducibile.

In definitiva, quindi, le #spesedisponsorizzazione, sostenute dall’impresa con lo scopo di accrescerne la notorietà (o fama) e intercettare nuova clientela, esprimono pertanto uno stretto collegamento con il business plan dell’imprenditore e non ammettono una valutazione di carattere quantitativo secondo una, ormai abbandonata, logica di corrispondenza tra costo e ricavo.

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