Dell’ordinanza della #CortediCassazione n. 502 dell’11 gennaio 2022 in materia di #esterovestizione e #stabileorganizzazione due punti sono assolutamente degni di nota.
Il primo, ha ad oggetto la conferma di quello che autorevolissima dottrina ad aprile 2021 aveva definito “aggiustamento del tiro” in ordine alla qualificazione del fenomeno dell’esterovestizione quale fenomeno più propriamente da ricondurre non alla disciplina dell’abuso ma alla disciplina generale in materia di #residenzafiscale ex art. 73 (3) del TUIR.
La Corte, infatti, dopo aver precisato che “il sintagma “esterovestizione” designa comunemente la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, in particolare in uno Stato con un trattamento fiscale più vantaggioso rispetto a quello stabilito dall’ordinamento nazionale” e richiamato i precedenti  giurisprudenziali della Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di libertà di stabilimento ed in particolare le famose sentenze Cadbury Schweppes e Planzer Luxembourg ha più correttamente inquadrato il fenomeno riconducendolo alla disciplina giuridica che ne individua la fattispecie, ossia l’art. 73 (3) del TUIR in materia di residenza fiscale.
Il secondo ed ultimo punto ha ad oggetto una “ammonizione” alla giurisprudenza di merito, la quale chiamata a valutare un fenomeno di #esterovestizione ha svolto il proprio accertamento sugli elementi fattuali di una stabile organizzazione ex art. 162 del TUIR.
È stato infatti ricordato che l’esterovestizione “postula l’effettiva e reale residenza italiana” mentre la stabile organizzazione “all’inverso, postula l’effettiva e reale residenza estera”.

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